Un libro dalla parte delle persone

Libro Solidale "Aria".

“Aria”, un libro che sceglie di stare dalla parte delle persone

Ci sono storie che finiscono con l’ultima pagina. E poi ce ne sono altre che, proprio da lì, cominciano a scriverne una nuova.

È il caso di “Aria”, il nuovo romanzo di Aria Volpi, che ha scelto di destinare una parte del ricavato delle vendite alle persone con disabilità del Centro Papa Giovanni XXIII di Ancona.

Una scelta che ci rende felici e che assume un significato ancora più bello perché l’autrice ha voluto raccontarla anche all’interno del libro, dedicando uno spazio al nostro Centro e al lavoro che ogni giorno portiamo avanti al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

«Sostenere il Centro significa fare una scelta precisa: stare dalla parte delle persone, sempre.»

Sono parole semplici, ma raccontano perfettamente il senso di questo gesto.

Nel volume Aria Volpi descrive il Centro Papa Giovanni XXIII come qualcosa di più di un luogo: uno spazio nel quale ogni persona viene accolta nella propria unicità, con rispetto, dignità e valore; dove si costruiscono percorsi di autonomia, opportunità di lavoro e relazioni autentiche.

Ed è proprio a questa quotidianità che l’autrice ha deciso di contribuire attraverso il suo nuovo romanzo.

“Aria”, edito da New Press Edizioni, nasce dalla penna di una scrittrice che ha scelto uno pseudonimo per raccontare con sincerità e profondità una storia che parla di emozioni, fragilità e nuove possibilità. E oggi quelle pagine acquistano per noi un significato ulteriore: ogni copia venduta può contribuire concretamente a sostenere i progetti e i servizi rivolti alle persone con disabilità.

La solidarietà, infatti, può assumere moltissime forme. Può essere una donazione, del tempo messo a disposizione degli altri, una scelta aziendale. E qualche volta può nascondersi anche tra le pagine di un libro.

Ad Aria Volpi va quindi il grazie più sincero di tutta la grande famiglia del Centro Papa Giovanni XXIII: per aver scelto di conoscerci, per aver raccontato ciò in cui crediamo e, soprattutto, per aver deciso di trasformare una parte del proprio lavoro in un aiuto concreto. Perché alcune storie non chiedono il permesso. Scelgono di fare del bene.

Vuoi contribuire a portare avanti i progetti per le persone con disabilità?