Ciao, sono Daniela...
Ho deciso di raccontarti la mia storia perché sono felicissima di come stia andando la mia vita. E quando qualcosa di bello succede, secondo me va condiviso.
Dal 2012 vivo nella Comunità Residenziale “Don Paolucci” del Centro Papa Giovanni XXIII. Quando sono arrivata, questo appartamento è diventato la mia casa. Gli altri ospiti, gli educatori, le OSS, i volontari… per me sono famiglia.
È bello sapere di non essere sola. È bello poter contare su qualcuno, ogni giorno.
Prima vivevo con mia zia. Mi ha voluto tanto bene, ma a un certo punto non poteva più prendersi cura di me. Ho dovuto scegliere un nuovo posto dove stare. Non è stato facile.
La prima volta che mi sono sentita a casa
Ricordo ancora il primo giorno al Centro. Appena ho messo piede dentro ho sentito un clima di accoglienza e affetto. Mi sono sentita al sicuro. Da lì è iniziata una nuova fase della mia vita.
La prima firma
Nel 2012 Cinzia mi ha coinvolta nella Ristorazione Solidale della Cooperativa. Le educatrici mi hanno fatto allenare: apparecchiare, portare i piatti, servire ai tavoli. Ho imparato piano piano.
Poi è successo qualcosa di grande:
mi è stato offerto un lavoro.
Ho firmato un contratto a chiamata.
Era la prima volta che firmavo un contratto di lavoro.
Mi tremavano le mani, ma dentro ero felice. Mi sono sentita importante.
Il primo esame
Nel 2025 ho frequentato un corso regionale per il “servizio ai tavoli”. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. Studiavo insieme ad altri ragazzi con disabilità come me.
Da piccola, a scuola, mi sentivo spesso in difficoltà. Avevo l’insegnante di sostegno e non riuscivo a stare al passo con gli altri. Mi vergognavo. Eppure studiare mi piaceva. Avrei voluto continuare oltre la scuola dell’obbligo, ma la mia famiglia, per proteggermi, ha preferito di no.
Per questo quel corso è stato una rivincita.
Non ho fatto neanche un’assenza. Ho studiato, mi sono impegnata, mi sono esercitata. Alla fine ho concluso con il massimo dei voti.
Ho sostenuto un esame davanti a una commissione esterna.
Era la prima volta.
Quando ho finito, mi sono sentita orgogliosa di me stessa come non mai.
Il mio lavoro, ogni giorno
Oggi lavoro alla Ristorazione Solidale di Fricchiò. Metto in pratica tutto quello che ho imparato. Mi piace stare in mezzo alla gente, lavorare con gli altri, sentirmi parte di qualcosa.
È una delle cose più belle che mi siano capitate.
La prima volta che mi sono sentita libera
Un giorno sono andata a fare una passeggiata con Livia, Orsola e altre amiche. Abbiamo mangiato una pizza in spiaggia, fatto foto, camminato sulla sabbia. La sera c’era la musica e abbiamo anche ballato un po’.
Mi sono sentita leggera.
Semplicemente una ragazza tra le altre.
Vorrei più giorni così.
Il mio posto nel gruppo
Nel 2021 ho iniziato a lavorare alle Bomboniere Solidali. All’inizio le educatrici mi hanno insegnato con pazienza. Io mi sono specializzata nei sacchettini in tulle.
Jeff fa i fiocchetti, Rosy li passa, io chiudo i sacchettini con i confetti. Lavoriamo insieme. Se qualcuno è in difficoltà, c’è sempre un altro pronto ad aiutare.
È stata la prima volta che mi sono sentita parte di un vero gruppo di lavoro.
Quando arrivano i messaggi di chi riceve le bomboniere e ci ringrazia, mi emoziono. Il mio lavoro entra nei momenti felici delle persone.
La prima volta che mi sono sentita fotografa
Quest’anno ho partecipato a un corso di fotografia con Ronny e Rocco di InsolitoLab. Ci hanno insegnato a guardare il mondo attraverso l’obiettivo.
Ho preso in mano la macchina fotografica e ho scattato.
Non ero solo Daniela.
Mi sono sentita fotografa.
Le mie foto, insieme a quelle dei miei amici del Centro, sono diventate una mostra itinerante. Qualcuno si ferma a guardarle. E io penso: “L’ho fatta io”.
Tante prime volte, una nuova me
Se mi guardo indietro, vedo una bambina che si sentiva in difficoltà.
Se mi guardo oggi, vedo una donna che ha vissuto tante prime volte:
La prima casa.
La prima firma.
Il primo esame.
La prima libertà.
La prima volta che si è sentita parte di un gruppo.
La prima volta che si è sentita artista.
La mia vita non è perfetta. Ma è piena.
Piena di fiducia, di occasioni, di persone che hanno creduto in me.
Se vuoi, vieni a visitare il Centro Papa Giovanni XXIII.
È un luogo pieno di vita.
E io ne sono la prova.